L’ETERNO CANTIERE DI LARGO RIO DE JANEIRO

“Là dove c’era l’erba ora c’è una città, e quella casa in mezzo al verde ormai, dove sarà?”. Il ragazzo della via Gluck, il giovane cantato da Celentano, non troverebbe oggi passeggiando per largo Rio De Janeiro una città, ma una voragine. Nella piccola piazzetta alberata alle spalle della circonvallazione esterna di viale Romagna i lavori di scavo per la costruzione di un parcheggio sotterraneo sono iniziati e finiti nel 2007, lasciandosi dietro solamente due grandi distese di sterpaglie e macerie.  Sono in pochi a ricordarlo, ma già nel 1989 la So.in.so(Società di infrastrutture sociali) si aggiudicò la gara d’appalto, scatenando l’ira dei residenti che raccolsero più di 3000 firme, depositandole presso la Sovrintendenza dei beni ambientali. Pochi mesi dopo, nell’aprile del 1990, la localizzazione fu sottoposta a vincolo paesaggistico da parte della Regione, non solo per la presenza di piante più o meno pregiate, ma anche per il contorno di edifici di epoca storica. Nonostante i pareri negativi del Consiglio di Zona 3 del 1994 e del 1997, nel 2005 l’intero “sistema parcheggi” fu sbloccato e l’azienda decise di chiedere l’autorizzazione ai Vigili del fuoco per iniziare i lavori. Il progetto, che prevedeva un sistema di sicurezza antiquato e che per questo venne bocciato nel maggio del 2006, fu presto rivisto e riscritto, per essere così approvato appena un mese e mezzo dopo. La Convenzione col Comune viene firmata solamente nel 2007 e la Cooperativa Città studi nuova, appartenente alla galassia So.in.so -che dal 1985 a oggi si è aggiudicata 56 concessioni per parcheggi interrati e la cui vicenda è ben spiegata nel libro “Milano da morire”- può così iniziare i lavori.

Scheda tecnica riassuntiva del cantiere di largo Rio De Janeiro

Arrivano le gru e si dà il via allo scavo per la rimozione dei due distributori di prodotti petroliferi presenti e delle piante che crescono sulla piazzetta. Senza colpo ferire, anche un vecchio cedro del Libano viene tagliato. Lavori iniziati e presto finiti, però. Perchè a gennaio 2008, mentre la Cooperativa chiede di poter costruire un piano di box in più e l’autorizzazione ad usare il sistema dei tiranti attaccati alle case per sostenere i muri del parcheggio, i tecnici della nuova amministrazione riprendendo in mano le carte bocciano il quarto piano e scoprono che la convenzione firmata è basata su documenti imprecisi. Dietro alle autorizzazioni, ci sarebbero alcuni “poco chiari” passaggi burocratici e anomalie nell’iter di approvazione. Un passo, ma non basta. Il permesso a costruire viene ritirato in breve tempo e tutto passa nelle mani della soprintendenza per le Belle arti. Quanto ci vorrà a finire i box, ancora oggi è inutile chiederselo. I cittadini, alcuni dei quali hanno già versato l’anticipo per la prenotazione dei parcheggi, si trovano ormai da tempo costretti a convivere con una voragine sotto casa che non accenna a procedere né in un senso né nell’altro.

Lasciar parlare le immagini…

© SILVIA MOROSI – RIPRODUZIONE RISERVATA


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