CARTOLINE DA MILANO. Quartiere Umanitaria in poesia

QUARTIERE SOLARI
Milano ha tramonti rosso oro. Un punto di vista come un altro erano gli orti di periferia dopo i casoni dell’”Umanitaria”. Tra siepi di sambuco e altri uscioli fatti di latta e di imposte sconnesse,
l’odore di una fabbrica di caffè si univa al lontano sentore delle fonderie.
Per quella ruggine che regnava invisibile per quel sole che scendeva piu’ vasto
in Piemonte in Francia chissà dove mi pareva di essere in Europa;
mia madre sapeva benissimo che non le sarei stato a lungo vicino
eppure sorrideva su uno sfondo di dalie e viole ciocche.

LUCIANO ERBA (1922-2010)

Luciano Erba, il cantore delle minuzie quotidiane, dei paesaggi metropolitani, delle piccole realtà o figure della città e della campagna che che si estraneano nel sogno o in una dimensione mentale che lo salva dalle frustrazioni e dai timori esistenziali, lo ricorda così. A Milano, in via Solari 40, nel 1906 e poi nel 1908 la Società Umanitaria realizzò due quartieri operai che costituiscono ancora oggi un esempio importante di costruzione della città. Gli alloggi vennero tutti dotati di latrina, acqua potabile e gas, e in alcune palazzine venne realizzato in forma sperimentale l’impianto elettrico, un sistema di circolazione dell’aria e un impianto di riscaldamento centralizzato. L’organizzazione funzionale delle abitazioni cercava, infatti, di rispondere alle nuove esigenze di famiglie operarie di recente urbanizzazione, diffondendo un modello sociale basato sulla cooperazione e l’incontro. Il quartiere divenne quindi un microcosmo dotato di servizi all’avanguardia in cui gli abitanti poterono trovare gli strumenti per migliorare la propria condizione, senza essere un peso per la società: si caratterizzava, ad esempio, per la presenza di strutture collettive tra cui un teatro e una sala per lattanti, oggi sostituite da una scuola, una biblioteca e una sala riunioni. Un modello di abitazione a prezzo sostenibile volto a ricostituire un legame sociale coi luoghi di residenza e a essere strumento e stimolo di miglioramento fisico, morale e quindi economico. Il punto di partenza per quella che per l’epoca era a tutti gli effetti una vera e propria innovazione fu l’inchiesta che il Comune di Milano commissionò all’Ufficio del Lavoro dell’Umanitaria, diretto da Giovanni Montemartini, il quale nel 1903 portò a termine una documentatissima indagine di portata nazionale dal titolo “La questione delle case operaie in Milano”. Lungimirante intervento di edilizia popolare, basato sulle esperienze dell’edilizia comunitaria del socialismo utopista, il quartiere di Via Solari realizzato su progetto dell’architetto “dei poveri” Giovanni Broglio, rappresenta uno degli esperimenti di edilizia popolare maggiormente riusciti nella nostra città.

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