Dieci anni senza Giorgio Gaber. All’intellettuale della musica italiana verrà intitolato il Teatro Lirico

“Ci sono due tipi di artisti: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che si accontentano di passare alla cassa”.

Repubblica.it
Nel 1971 Gaber posò per il servizio fotografico commissionato da Paolo Grassi, direttore del Teatro Piccolo di Milano. Le immagini sono state scattate alle Varesine.

Una battuta ironica uscita dalla sua bocca. Dalla bocca di chi alla storia non solo è passato, ma ha saputo anche farla. Provocatore. Leggero. Impegnato. Rivoluzionario perchè realista.  Artista irrequieto, sempre in cerca del corretto punto di vista per guardare la realtà. Uomo non catalogabile né etichettabile. Il primo gennaio 2003 Milano e l’Italia iniziavano un nuovo anno senza la sua voce. Dieci anni fa moriva Giorgio Gaber(scik), cantautore e intellettuale milanese di origini triestine (Milano, 25 gennaio 1939 – Montemagno di Camaiore, 1º gennaio 2003). Il signor G., come era affettuosamente chiamato dai suoi estimatori, con le sue canzoni e il suo teatro ha fatto innamorare e pensare più di una generazione.

Non insegnate ai bambini, non divulgate illusioni sociali, non gli riempite il futuro di vecchi ideali.

(da Non insegnate ai bambini)

E ancora

Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenze comuni, dal nostro rifiuto! Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo.

(da Mi fa male il mondo)

Con i suoi versi e spettacoli, con le sue idee, le intuizioni, persino le sue provocazioni, ha saputo raccontare, divertendo e  emozionando, la storia del nostro Paese.

Io G. G. sono nato e vivo a Milano.  Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale è la periferia.
Persino in parlamento c’è un’aria incandescente si scannano su tutto e poi non cambia niente.
Mi scusi Presidente ma forse noi italiani per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo son fiero e me ne vanto gli sbatto sulla faccia cos’è il Rinascimento.
Questo bel Paese forse è poco saggio ha le idee confuse ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.

(da Io non mi sento italiano)

Giorgio Gaber ci ha lasciati dieci anni fa, ma le sue parole, la sua musica, la sua arte sono e saranno sempre con noi. Il 18 aprile 2004 il rinnovato auditorium sotterraneo di Palazzo Pirelli viene inaugurato e intitolato al musicista. Il 1 gennaio 2013 il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, in occasione del decennale della scomparsa, ha espresso pubblicamente l’intenzione di intitolare all’artista anche il Teatro Lirico di via Larga, fratello minore della Scala, da quasi quattordici anni abbandonato per una ristrutturazione che – nei progetti – avrebbe dovuto farne un nuovo tempio della lirica cittadina

“Un teatro amato dai milanesi come lo è stato il grande cantautore che alla nostra città e ai suoi quartieri ha dedicato canzoni bellissime. Il bando per il restauro del Lirico è già stato approvato dalla Giunta e farò tutto perchè il Teatro, che è chiuso da moltissimi anni, torni alla città entro la fine del mio mandato. Per me è stato un momento di orgoglio quando poche settimane fa con Dalia Gaber abbiamo presentato a Palazzo Marino un CD che contiene tante straordinarie canzoni di suo padre, canzoni che potremmo risentire nel Teatro che prenderà il suo nome”.

Monologo registrato dal vivo al Teatro Lirico di Milano il 9 ottobre 1974

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