FOTOGRAFIA: Gabriele Basilico, “Milano perde un pezzo di se stessa”

“Con le sue immagini, dalla controllata, consapevole tensione metafisica, egli ha efficacemente collaborato a presentare in questi ultimi anni il gusto post modern, rilevando visivamente alcune dimenticate architetture industriali e di periferia, rivalutate come reperti archeologici e fissate con un chiaroscuro intenso ed una prospettiva sfuggente e basculata, nello stile sofisticato anni ’30″.

Così lo ricorda Italo Zannier nella Storia della fotografia italiana della Laterza. Gabriele Basilico, il “fotografo delle città” come era soprannominato da molti, è scomparso ieri nella sua Milano a 69 anni, dopo una lunga malattia. Tra i più grandi fotografi documentaristi contemporanei, noto per le sue ricerche sul paesaggio urbano, Basilico avorava per lo più con banco ottico e pellicole in bianco e nero.

Celebre il suo reportage di Beirut, fotografata nel 1991 dopo la guerra civile che l’ha devastata per 15 anni.

“La sua morte ci priva di un protagonista assoluto della storia della cultura visiva internazionale. I suoi occhi di fotografo sono divenuti col tempo gli occhi di tutti noi, davanti alla complessità infinita dei fenomeni urbani. Occhi che hanno incorniciato, registrato e documentato centinaia di spazi urbani e città del mondo, riuscendo trasmettere la loro sensualità, a decifrare le contrapposizioni più stridenti e a dare dignità anche ai luoghi più derelitti”,

ricorda l’assessore alla Cultura, Moda, Design Stefano Boeri, sottolineando come il suo sguardo preciso e appassionato abbia contribuito a costruire Milano

“i muri delle fabbriche, le facciate vibranti dei palazzi borghesi ma anche i visi, le feste, i segni lasciati nelle strade dalla vita quotidiana. Milano, le sue proporzioni, sono state la matrice di ogni scatto, di ogni scoperta, di ogni fotografia di Gabriele Basilico. Anche per questo la nostra città oggi non perde solo un osservatore appassionato e un testimone nel mondo; perde un pezzo di se stessa”.

Il direttore della Stampa Mario Calabresi racconta gli ultimi pensieri, scambiati qualche settimana fa, con il grande fotografo,ritrattista delle città,

“architetto, che si considerava un misuratore di spazi, che scattava quando sulla scena non c’era presenza umana. Ma di passione era pieno, la concentrava nello studio, nei dettagli, nella contemplazione.”

Gabriele Basilico - Resti del tempio del dio Canope, Villa Adriana a Tivoli - 2010 - Fondazione Giorgio Cini, Venezia

Gabriele Basilico – Resti del tempio del dio Canope, Villa Adriana a Tivoli – 2010 – Fondazione Giorgio Cini, Venezia

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