La città gioca d’azzardo

3.9 miliardi di euro spesi nei primi mesi del 2012. Comune e associazioni contro la ludopatia

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Foto di Silvia Morosi

«I soldi del portafoglio, un prestito da un amico, poi sono arrivato a giocarmi la tredicesima». P., 47 anni, sposato con due bambini, racconta così la sua storia. Iniziata qualche anno fa quasi per gioco, scommettendo con gli amici fino ad arrivare a scommettere parte dello stipendio al videopoker. In un bar vicino all’ufficio, per non dare troppo nell’occhio.
Quello che potrebbe sembrare un divertimento qualunque è ormai una vera e propria dipendenza che coinvolge migliaia di persone, riconosciuta come tale nel Decreto Balduzzi del novembre 2012. Sono 159 le persone che a Milano dal 2012 a gennaio 2013 si sono rivolte ai tre servizi della Azienda Sanitaria Locale presenti nel territorio che prendono in carico pazienti con problemi di dipendenza patologica da gioco. Secondo i dati raccolti dal Dipartimento Dipendenze della Asl di via Gola, il 19% dei pazienti è donna, il 93% è italiano, e tra le altre nazionalità la più rappresentata è quella nord africana. L’età media dei pazienti è 50 anni, con un minimo di 19 ed un massimo di 84. Il 60% ha un lavoro, il 20% è pensionato, il 10% disoccupato. Tra i lavoratori il 70% è dipendente, il 20% libero professionista e il 10% precario.
La metà dei pazienti ha una situazione sentimentale stabile, e solamente il 18 % è separato,
divorziato o vedovo. Più del 50% ha una licenza di scuola media inferiore, il 27% di scuola media superiore, solo l’1% ha un diploma universitario. La dipendenza più frequente è quella legata alle slot machine (79%), a cui seguono scommesse e gratta e vinci e il casinò. La durata del periodo di gioco patologico è molto variabile, e una precisa quantificazione del danno economico è difficile: mediamente i pazienti guadagnano 1.281€ al mese e ne spendono al gioco il 91%; quando arrivano ai servizi per le dipendenze hanno accumulato debiti da 20.000 a 60.000 euro.
A Milano nei primi otto mesi del 2012 la raccolta da slot machine e altri giochi ha superato i 3,9 miliardi di euro, a fronte dei 9,4 miliardi di tutta la Lombardia, con un incasso da parte dell’ Erario di oltre un miliardo, secondo i dati forniti dai Monopoli di stato e dall’ agenzia Agipro. Una fotografia di una industria, quella del gioco, che non conosce crisi. Come denuncia anche Federconsumatori, a un aggravarsi della crisi economica, reale o percepita, corrispondono un decremento dei consumi e un aumento del denaro speso per giocare.
«Un divertimento come un altro, con un budget ragionevole. Non aspetto certo il colpo della vita» racconta M., avvicinandosi alle 8.20 di mattina alla slot machine con il resto delle monete del pacchetto di sigarette acquistato. Un gesto meccanico, quasi ipnotico, le dita sui tasti e una parola prima di iniziare: «Dai che questa è la volta buona». Una storia come tante altre, a testimoniare come un innocuo passatempo può trasformarsi in un’ossessione. «La convinzione di poter smettere quando si vuole è la droga peggiore. Ero incantato dal suono delle monetine che cadevano» racconta R., la cui famiglia è stata sconvolta da questo dramma, ma è riuscita a uscirne. Sono però tanti quelli che, messi di fronte alla realtà, negano di avere un problema e lo banalizzano, inventandosi delle scuse per non accettare quella che a tutti gli effetti è una malattia.
Molte città stanno lottando contro questa piaga sociale. E anche Milano si è attivata, firmando con un centinaio di comuni italiani il “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo” e con una delibera sulla chiusura anticipata degli esercizi, bocciata a sorpresa dal Tar che l’ha giudicata “illegittima”. Il comitato di cittadini Jenner-Farini si è anche inventato un attestato per premiare i “Bar senza slot” dove «anche il caffé è più buono», per contrastare la dipendenza dal gioco d’azzardo nel quartiere. «Abbiamo cominciato con la consegna del primo attestato» spiega Luca Tafuni portavoce del Comitato, aggiungendo «pensiamo di andare avanti con questo piccolo gesto che però ha un grande obiettivo».

Silvia Morosi
@MorosiSilvia

Leggi l’articolo anche sul numero di MM di marzo 2013

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