Morto Luciano Lutring, il bandito “solista del mitra”

“Sono la figlia Katiusha, con dolore al cuore annuncio che mio padre è venuto a mancare questa notte. Ringrazio tutti coloro che gli sono stati vicini sempre e lo hanno stimato”.

Con queste parole è stata annunciata su Facebook la sua morte. Luciano Lutring, il “solista del mitra”, protagonista della mala milanese degli anni ’70, è scomparso all’età di 76 anni, nella notte di domenica 12 maggio nella casa di Arona. Il bandito gentiluomo dopo il carcere si era riabilitato ed era divenuto scrittore e apprezzato pittore. Nato a Milano nel dicembre del 1937, Lutring utilizzava la custodia del violino non per seguire la carriera musicale ambita dai genitori, ma come custodia del mitra con cui compirà molte delle sue famigerate rapine. Posò la pistola sul bancone e l’impiegato gli disse: “Le dò tutto, stia tranquillo che le dò i soldi” ha raccontato Lutring che durante le rapine era solito non sparare mai. Al violino preferisce l’arma: la prima, una Smith & Wesson della polizia canadese, gli guadagna il primo di tanti soprannomi, “l’Americano”. Il primo furto non si scorda mai, cantava Enzo Jannacci. Così Lutring racconta la sua prima rapina, avvenuta quasi per caso, nella sua autobiografia:

“Un giorno mia zia mi chiese di andare a pagare una bolletta alle poste. Io andai, ma l’impiegato era lento e detti un pugno sul bancone. Nel movimento si vide la finta pistola che portavo sotto la cintura. L’impiegato credette che fosse una rapina e mi consegnò i soldi. Io pensai: “È così facile?”. E me ne andai col bottino”.

I bottini gli consentono di vivere da latitante tra grandi alberghi, belle ragazze, galanterie e lusso sfrenato, fino all’arresto parigino nel 1965. Nei dodici anni trascorsi in carcere in Francia (la condanna era a 22) tesse una corrispondenza con l’allora Presidente della Camera Sandro Pertini. Graziato da ben due presidenti, il francese Georges Pompidou e l’italiano Giovanni Leone, Lutring passò il resto della vita dedicandosi ai quadri e alla scrittura della sua autobiografia, Lo zingaro, dalla quale è stato tratto un film con protagonista Alain Delon.

“E’ rimasto il solito Lutring fino all’ultimo: allegro, ottimista, sorridente. Anche se ormai aveva capito che era agli sgoccioli” racconta l’amico Giorgio La Torre. “Con lui muore l’ultimo dei romantici. Dopo le grazie presidenziali aveva cambiato vita. Aveva paura persino di prendere una multa per divieto di sosta. Amava incontrare la gente e raccontare le storie del suo passato, ma senza autoincensarsi. Ai giovani raccomandava sempre di non seguire il suo percorso”.

I baffi spioventi e le battute in milanese fecero di Lutring un personaggio, assieme alla fama da esteta delle rapine e seduttore, come fu ben interpretato da Gian Maria Volonté nel 1966 nel film “Alzati e Uccidi” di Carlo Lizzani.

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