Carcere in condizioni disumane: una lettera a Napolitano dopo il messaggio alle Camere

“La cella è larga 2,5 metri e lunga 4,5 metri, siamo reclusi in 6”.

Così descrive la sua reclusione nel carcere milanese di San Vittore un detenuto egiziano che, tramite il suo legale, ha chiesto, dopo il messaggio di Giorgio Napolitano sul sovraffollamento delle carceri, la liberazione con la revoca della custodia cautelare. Il carcerato considera queste condizioni “disumane”, e nel suo scritto  -secondo una notizia diffusa dall’Ansa- utilizza gli stessi termini adottati da alcune sentenze dell’Unione Europea che hanno condannato l’Italia proprio in ragione del sovraffollamento carcerario. Stop alla

“Condizione umiliante in cui l’Italia viene a porsi dinanzi alla comunità internazionale per violazione dei princìpi sul trattamento umano dei detenuti”.

L’emergenza carceri è «drammatica». E ormai solo un’amnistia può risolverla. Napolitano sceglie la strada del messaggio alle Camere per scuotere le forze politiche e sollecitarle ad adottare «rimedi straordinari» per mettere fine a una situazione insostenibile. In un messaggio lungo 12 pagine, il presidente della Repubblica ha, infatti, invitato il Parlamento a recepire le istanze legate alla necessità di riformare complessivamente il sistema giustizia ma, al contempo, ad agire in fretta per

“ottemperare in tempi stretti”

a ciò che dice la Corte di Strasburgo. Sì, dunque, all’indulto. E sì anche all’amnistia che potrà essere utile per i

“reati bagatellari”.

Perché tra le strade da ipotizzare per risolvere la questione del sovraffollamento delle carceri c’è

“una incisiva depenalizzazione dei reati, per i quali la previsione di una sanzione diversa da quella penale può avere una efficacia di prevenzione generale non minore”.

Il nostro Paese si trova «in una situazione umiliante sul piano internazionale per le tantissime violazioni del divieto di trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei detenuti». Al punto in cui siamo, osserva, c’è un «abisso» tra la realtà carceraria e il principio di rieducazione della pena sancito dalla Costituzione.

“C’è un dovere costituzionale dei poteri dello Stato a far cessare la condizione di sovraffollamento carcerario”.

Di più: c’è un «imperativo morale» che deve spingere ad agire. Non è più il momento dell’attesa: rivolgendosi ai parlamentari Napolitano mette davanti ai loro occhi

“l’inderogabile necessità di porre fine, senza indugio, a uno stato di cose che ci rende tutti corresponsabili delle violazioni contestate all’Italia”.

È ormai tempo di superare, secondo Napolitano,

“l’ ostilità agli atti di clemenza diffusasi nell’opinione pubblica”

che ha bloccato il ricorso all’amnistia per 23 anni (l’ultima risale al 1990), senza entrare nel merito dei reati che dovrebbero essere amnistiati o indultati. A tutto questo, ammonisce però il Presidente, bisogna però che si affianchi l’impegno del Parlamento e del Governo ad approvare le «riforme strutturali» in grado di scongiurare che l’emergenza si ripresenti. E nelle ultime righe non manca un appello per evitare che la discussione si blocchi per effetto dello scontro politico:

“Il nostro Paese non può «compromettere» i suoi livelli di civiltà per colpa di ingiustificabili distorsioni e omissioni della politica carceraria e della politica della giustizia”.

GLI UNDICI MESSAGGI DEI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA

Quello che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato alle Camere e’ il suo primo messaggio da quando, nel 2006, inizio’ il suo primo settennato. L’undicesimo dalla nascita della Repubblica. Prima di Napolitano, solo cinque dei suoi predecessori si rivolsero alle Camere con messaggi. Una volta Antonio Segni e Giovanni Leone, sei volte Francesco Cossiga, una volta Oscar Luigi Scalfaro e una volta Carlo Azeglio Ciampi.
  • 17 settembre 1963 – Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Antonio Segni. Tema del messaggio sono alcuni problemi istituzionali come la non rieleggibilita’ del Capo dello Stato e le modalita’ di elezione della Corte Costituzionale.
  • 15 ottobre 1975 – Messaggio al Parlamento del Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Oltre alle considerazioni su aspetti riguardanti la crisi del Paese, Leone propone una serie di considerazioni sull’attuazione dei “principi e degli istituti della Costituzione”. Seguirono numerose polemiche e, nonostante ci fosse una richiesta formale del gruppo Msi-Dn per un dibattito parlamentare, la conferenza dei capigruppo decise, di non procedere.
  • 26 luglio 1990 – Messaggio al Parlamento del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga sui problemi riguardanti la giustizia.
  • 6 febbraio 1991 – Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga su normativa e funzioni del Consiglio superiore della magistratura.
  • 26 giugno 1991 – Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, dedicato alle riforme istituzionali. Il messaggio e’ controfirmato dal ministro della Giustizia, Claudio Martelli, ma  non dal presidente del Consiglio, Giulio Andreotti.
  • 7 novembre 1991 – Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, per richiamare l’attenzione sul problema della tempestiva nomina dei giudici della Corte Costituzionale.
  • 28 gennaio 1992 – Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, sull’urgenza di una revisione delle norme in materia di responsabilita’ disciplinare dei magistrati. Anche questo messaggio e’ controfirmato dal ministro della Giustizia Martelli.
  • 30 aprile 1992 – Messaggio alle Camere inviato dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. E’ un messaggio di saluto ai “signori del Parlamento” nel momento delle sue dimissioni.
  • 18 settembre 1996 – Messaggio alle Camere inviato dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro sui problemi delle riforme istituzionali e quelli dell’unita’ dell’Italia.
  • 23 luglio 2002 – Messaggio alle Camere del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi sul pluralismo dell’informazione. L’anno successivo il capo dello Stato rinvio’ alle Camere la legge Gasparri.
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Una risposta a Carcere in condizioni disumane: una lettera a Napolitano dopo il messaggio alle Camere

  1. salvo ruotolo ha detto:

    Il sovraffollamento, tra le altre cose, crea un problema di non poco conto. Quello di rendere difficilissima, di fatto, la rieducazione del condannato. Rieducazione sancita, invece, dall’art. 27, comma III, Costituzione. Infatti, in una cella dove sono stipàti più detenuti di quanto sarebbe lecito tenerne, è giocoforza che, il detenuto, intrattenga rapporti amicali, anche con detenuti che hanno un percorso criminale, assai diverso dal suo. Ad esempio, il condannato per una sola rapina, perpetrata con taglierino, non è esattamente la stessa cosa, del pluricondannato per rapina, perpetrata, invece, con una rivoltella, e spari in luogo pubblico. Eppure, la mancanza di spazi, li costringe a condividere la stessa cella. Verrebbe da dire: il pesciolino rosso, convive con un piranha…!!! 🙂 🙂
    Quali soluzioni vengono proposte, di regola? Come tu hai riportato:
    a) amnistia, indulto;
    b) depenalizzare. Trasformare, cioè, un reato punito con pena, detentiva o non, in illecito amministrativo, punito, invece, con – la sola – sanzione amministrativa, vale a dire pagamento di una somma di danaro.

    Poi, c’è anche chi propone una terza soluzione, costruendo nuove carceri.
    Il mio modestissimo, e poco – o nulla – qualificato contributo, si ferma qui. 🙂

    P.S.
    Spero di non averti troppo stressata, con questo chilometrico commento…!!! 🙂 🙂
    E’ consentito complimentarsi con la titolare di questo Blog, per come scrive? 🙂 🙂

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