Violenza sessuale e domestica in aumento nel 2013

Il numero dei casi di violenza non accenna a diminuire, anzi. I dati del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD) della Clinica Mangiagalli dimostrano un aumento significativo di circa 23 punti percentuali negli ultimi due anni. In particolare, le violenze domestiche sono aumentate del 53% rispetto a due anni fa e del 15% rispetto al 2012. L’analisi effettuata nel periodo dal 1 gennaio al 15 ottobre 2013 mostrano, rispetto allo stesso periodo del 2011, come gli accessi al servizio SVSeD siano stati 111 in più (+23,2%).

“Se da un lato sono in lieve aumento le persone che denunciano violenze, anche se i numeri restano bassi e il sommerso è ancora alto, abbiamo notato anche una recrudescenza delle violenze domestiche, legata alla crisi economica”, spiega Alessandra Kustermann, fondatrice e responsabile del Soccorso violenza sessuale e domestica della Fondazione Policlinico e primario del Pronto soccorso ostetrico-ginecologico.

La ginecologa descrive un identikit tipo dei carnefici, identificandoli come

“uomini che hanno perso il lavoro, hanno uno scoramento personale, difficoltà a mantenere il proprio ruolo e per i quali la rivalsa all’interno della famiglia diventa parte di una storia di maltrattamento. Questi uomini, al di fuori della pareti domestiche, appaiono perfetti, ma dentro casa mettono in atto violenze psicologiche, spesso preludio di maltrattamenti fisici, ma anche violenze economiche, fisiche e sessuali”.

Secondo il bilancio dell’attività del Centro della Mangiagalli nei primi 3 mesi del 2013, sono stati in tutto 150 le richieste di aiuto, 14 riguardanti casi di maltrattamenti su bambini con meno di 13 anni. La ginecologa sottolinea anche come, i casi gestiti dal Soccorso violenza sessuale e domestica della Mangiagalli, siano equamente divisi fra violenze sessuali (78) e violenze domestiche (72).
Stesso discorso per l’origine delle vittime, praticamente tutte donne tranne 4 casi in cui i destinatari della violenza sono maschi: metà dei casi riguardano italiane (74) e metà straniere (76). La massima concentrazione di casi la si osserva nella fascia d’età fra i 25 e i 34 anni (52). In 53 di queste storie l’aguzzino è il marito o il convivente della donna maltrattata. La crisi, a detta del giudice Fabio Roia,

“ha portato anche un altro fenomeno: quello dell’aumento del mobbing sessuale sui luoghi di lavoro. Situazioni aggravate dalla crisi, anche perché per le donne è diventato più difficile denunciare, per paura di perdere il posto di lavoro. Questo stiamo osservando. Le vittime di mobbing sessuale, tra le altre cose, non hanno una tutela giudiziaria in grandi imprese e strutture della Pubblica amministrazione. Serve un punto di ascolto per far emergere il sommerso”.

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