Epifania, folla in piazza Duomo per i Re Magi. E alle 11 Scola celebra la messa e pranza con i sacerdoti ultranovantenni

Erano i bambini i più felici lunedì 6 gennaio in piazza Duomo, da dove nella mattinata è partita la tradizionale processione dei Re Magi che ha raggiunto la basilica di Sant’Eustorgio.
Un corteo colorato e multietnico, aperto dalla banda, seguita da zampognari, e concluso dai tre Magi, che ha raggiunto la basilica dove secondo la tradizione, fino al 1162, prima del saccheggio del Barbarossa, erano custodite le reliquie di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Oltre 120 i figuranti tra pastori, dignitari, dame, fanti e cavalieri.
Secondo fonti storiche, il primo corteo dei Magi risale al 1336 e dal 1960 viene riproposto ininterrottamente ogni anno.
Da piazza Castello, sempre nella mattinata, ha preso il via il tradizionale corteo di motociclisti della Befana benefica giunto quest’anno alla 47esima edizione. Oltre 5000 i centauri giunti in città da tutta la provincia milanese, che hanno attraversato le vie della città per giungere prima all’Istituto Piccolo Cottolengo di Don Orione e poi a quello della Sacra Famiglia di Cesano Boscone dove sono stati consegnati regali a tutti i piccoli ospiti delle due strutture.

“Due appuntamenti, il primo in chiave moderna e il secondo religioso, che rappresentano la storia della città e della nostra intera comunità. Due manifestazioni che esprimono al meglio il messaggio dell’Epifania intesa come  espressione di accoglienza e solidarietà, da sempre tratti distintivi di Milano e dei suoi cittadini”, ha commentato il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris.

Alle 11 il Cardinale Angelo Scola ha celebrato nella Cattedrale la Messa dell’Epifania. Iniziando la sua Omelia l’Arcivescovo ha ricordato le parole del Vangelo che riferiscono dell’episodio dei Magi. «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Vangelo, Mt 2,2). Nella domanda dei Magi, ha sottolineato Scola, è raccolta la domanda dell’uomo di ogni luogo e di ogni tempo: la ricerca di senso che accompagna il viaggio terreno.

”Donne e uomini, attraverso un’esistenza, il viaggio della vita, vissuta nello stile di Gesù, diventano garanzia di giustizia e diritto, quindi di pace”.

L’arcivescovo aveva citato poco prima Papa Francesco quando parla di Dio Padre
e dice che

”non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell’amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo. Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l’amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell’esistenza e dei
rapporti con l’altro”.

Ogni ‘societas’ infatti – ha proseguito il cardinale -,

“anche le nostre sofisticate democrazie del nord-Occidente del pianeta, chiedono che ‘fiorisca il giusto’. Ciò domanda l’assunzione personale del diritto, della giustizia e della pace. Quando manca, i grandi principi restano parole senza corpo e non generano la speranza di cui l’Epistola descrive l’origine compiuta: ‘Egli ha dato se stesso per noi”’.

Un popolo senza confini, come mostrano i Magi venuti da Oriente.

“È su questo fondamento che imploriamo da Dio il rinnovamento delle nostre comunità cristiane d’Europa e la rinascita di Milano e dell’Italia tutta”.

Al termine della celebrazione, Scola ha pranzato con 13 sacerdoti ultranovantenni.

“E’ una grande gioia per me avere questa possibilità di stare con voi – ha detto il cardinale – Siete una ricchezza per la nostra Chiesa, mi date la possibilità con questo segno di esprimere la mia gratitudine per quanto avete fatto e per il servizio che ancora rendete alla Chiesa”.

Durante il pranzo e l’incontro, durati quasi tre ore, l’arcivescovo di Milano e i preti hanno dialogato raccontando del proprio lungo ministero e dell’attività pastorale che ancora svolgono. Tra loro figure note del presbiterio ambrosiano, come mons. Giovanni Barbareschi, nato nel 1922, partigiano e antifascista, proclamato “Giusto tra le nazioni”, medaglia d’argento della Resistenza. Ordinato sacerdote dal cardinale Schuster, celebra la sua prima messa il 15 agosto 1944: la stessa notte viene arrestato dalle SS, mentre cercava di mettere in salvo ebrei fuggitivi. Liberato, parte per la Valcamonica, dove si aggrega alle Brigate Fiamme Verdi. Dal 25 luglio 1945, su mandato di Schuster, cerca in ogni modo di evitare rappresaglie contro i vinti. Grande amico di don Gnocchi, gli è stato a fianco nella sua opera.
Alcuni di loro sono ancora attivi, come Giorgio Colombo, classe 1921, cappellano del Buzzi, l’ospedale dei bambini. O Alfredo Francescutto, tra i più giovani (è del 1924), che ha guidato tanti pellegrinaggi in Terra Santa.

“Il loro grande desiderio? Avere ancora impegni pastorali, vivere in parrocchia, a contatto con preti più giovani, proseguire nelle loro attività tra la gente”, sintetizza per loro don Tarcisio Bove, presidente dell’Opera Aiuto Fraterno per il Clero anziano.

Assente il prete più anziano della Diocesi, don Piero Arrigoni, ormai quasi centenario (è nato il 18 dicembre del 1914): lo ha bloccato a casa una piccola indisposizione.

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