Il fragile peso della baby anoressia

L’ossessione di dimagrire a tutti i costi colpisce anche le bambine

“Dopo una delusione d’amore ho pensato che era ora di smettere di mangiare, per essere uguale alle altre, e non inadeguata… Chiusa nel bagno, l’acqua del lavandino aperta per non farmi sentire e due dita in gola, con le gambe che a fatica reggevano il peso dello sforzo”.

“Sono sempre stata una ragazzina ubbidiente, la prima della classe che trovava anche il tempo per gli allenamenti di pallavolo. Mi sentivo sempre in competizione, anche con lo specchio. Cercavo di essere fuori casa durante i pasti, inventando scuse anche con gli amici. Quando ero costretta a mangiare, avevo bisogno di liberarmi del senso di colpa”.

“La paura di deludere i miei genitori, molto esigenti sul fronte scolastico, i ragazzi interessati a quelle belle e magre, l’arrivo del ciclo mestruale molto dopo le mie compagne… Giorno dopo giorno mi sono ritrovata dentro un vortice”.

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Foto: Umberto Primiceri

Storie di anoressia. Sino ad una ventina di anni fa i disturbi comparivano tra i 15 e i 20 anni, adesso invece è tutto anticipato. “L’anoressia non riguarda più solamente l’adolescenza, ma anche l’età adulta e la pre-adolescenza. Si parla di baby-anoressia perché arriva a colpire le bambine già a 10 anni”, conferma Dora Aliprandi, Psicologa Psicoterapeuta dell’Associazione ABA – Anoressia, bulimia, obesità, disturbi alimentari. Da una statistica fatta nel 2009 proprio sui pazienti del centro emerge che il 46% ha cominciato ad avere problemi prima dei 16 anni. E, dato ancor più grave, il 9% sotto i 12 anni. Un’età in cui è facile vedere il cibo come un nemico e le modelle un ideale da raggiungere. Anche a costo di digiuni forzati.

In Italia i dati sono da tempo conosciuti. Secondo il Centro italiano disturbi alimentari psicogeni (Cidap), a novembre 2013, sono circa 2.2 milioni le ragazze che soffrono di un disturbo alimentare: 1,45 milioni sono quelle bulimiche e 750mila quelle anoressiche. Numeri preoccupanti se si pensa che solamente 880mila ammettono il problema e un terzo decide di affrontarlo dopo aver resistito a qualsiasi terapia. A Milano, in particolare, nel 2009 (ultimo dato disponibile) l’anoressia colpiva almeno 5mila adolescenti, in lotta con la bilancia e perennemente a dieta.
Quello che hanno in comune queste ragazze, oltre alla malattia, è l’essere sempre più giovani. “L’età media delle nostre pazienti, al 90% femmine, va dai 14 ai 18 anni, ma abbiamo casi che riguardano ragazzine di 12 anni”, racconta Maria Gabriella Gentile, fino a pochi mesi fa Direttore del Centro di nutrizione dell’ospedale Niguarda, inaugurato nel 2011, tra le prime in Italia ad affrontare la patologia in una struttura pubblica, con una équipe di medici, psicoterapeuti e infermieri specializzati. Perché per uscire dal tunnel non bastano i farmaci, ma servono soprattutto dialogo e ascolto, per risalire alle radici di un malessere non sempre intercettato per tempo. “Il 30% delle pazienti arriva in condizioni disperate. Salgono sulla bilancia e pesano meno di 35 chili”, spiega Gentile, sottolineando come solamente nell’ultimo anno la struttura abbia seguito tra visite ambulatoriali e ricoveri circa 500/600 casi.

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Foto: Umberto Primiceri

Gli utenti dei centri-ascolto presenti nei consultori della ASL sono 40.000 all’anno, secondo i dati riportati a ottobre 2013 da Aurelio Mosca, direttore del Dipartimento Attività Socio-Sanitarie Integrate. Il servizio è presente in oltre 40 scuole superiori con sportelli dove gli operatori incontrano mediamente 1500 ragazzi all’anno. “Accanto ai disturbi alimentari emergono anche comportamenti auto lesivi, che possono essere emulati pericolosamente. Il lavoro preventivo che viene fatto è intervenire sugli stili di vita, aiutando i ragazzi a gestire le emozioni e il disagio che deriva dall’incapacità di affrontarle, e gli insegnanti a interpretare i segnali per rapportarsi con loro e le famiglie”, spiega Mosca.
“Oltre all’allargamento del campione di età, va considerata anche la maggiore complessità del sintomo: non si parla più di un disturbo alimentare puro, ma accompagnato da altre dipendenze”, continua Aliprandi, evidenziando come al Nord l’incidenza del fenomeno appaia maggiore anche per la  presenza di strutture specializzate che raccolgono domande di cura da altre regioni. Secondo l’esperta, quando il disturbo si manifesta in età adolescenziale a essere chiamati in causa sono “oltre agli aspetti culturali e sociali, anche le famiglie. Il cibo diventa una valvola di sfogo per esprimere una sofferenza profonda, anche tra i bambini che è come se lo usassero come le lettere dell’alfabeto per esprimere un disagio. Arrivando anche a nasconderlo”.
Nella società attuale e nella grande città è facile che i modelli proposti invitino i giovani a rincorrere un’immagine di un corpo sempre perfetto e prestante. “Stiamo vivendo un particolare momento storico, il primo in cui il bello non è più coniugato col sano ma con la riduzione del peso. E’ necessario contrastare l’omologazione ed educare alla diversità, al valore dell’etica e non dell’estetica”, chiarisce Gentile.
Bisogna riconoscere che negli ultimi anni l’attenzione sul fenomeno è cresciuta e che le persone giungono prima all’osservazione, ma questo non deve far abbassare la guardia. “E’ meglio andare subito da uno specialista, senza aspettare di vedere come va e sperare si tratti di semplice stress”, chiarisce Arianna Banderali, Presidente dell’Associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso (AIDAP). I familiari non devono sottostimare il manifestarsi di un comportamento alimentare diverso, anche in età precoce. “Nei giovani, infatti, possono sopravvenire complicanze mediche allarmanti, come l’arresto della crescita e il rischio del blocco dello sviluppo, con danni anche permanenti. Anche perché i dati dicono che i giovani, se curati,  all’80% guariscono”, continua. “Oggi c’è un’economia consumistica e non domestica: si investono  energie perché la popolazione sia insoddisfatta del suo peso e cerchi di raggiungere un modello impossibile”, conclude Banderali. “Non basta nemmeno più essere bella e magra, perché tutto è modificato col Photoshop. Le ragazze anoressiche hanno assunto un modello di valori diverso da quello che dovrebbero avere”.

@MorosiSilvia

INFOGRAFICA dca

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